La libertà oltre la retorica della libertà

Ieri, stremato dall’ennesimo scempio argomentativo ascoltato nell’ennesima discussione su Green Pass e dintorni avevo pensato di provare a redigere (di nuovo) una sorta di vademecum con domande e risposte, magari solo per un senso di ordine mentale. Tuttavia ho l’impressione che siamo oramai andati oltre il livello in cui questo livello di ragioni poteva avere preminenza. Se non hanno attecchito a sufficienza da due mesi a questa parte, oramai siamo arrivati ad un livello ulteriore.

Sul piano di merito al di là dei mille argomenti di dettaglio in cui ci si può perdere, per stabilire l’illegittimità del Green Pass nella sua versione italiana bastavano due argomenti, semplici, e che chiunque avesse fatto un minimo sforzo di approfondimento poteva acquisire subito.

Per definire sul piano scientifico l’illegittimità del GP basta stabilire che:

1) anche i vaccinati contagiano;[1]

2) nessuno è nella posizione di garantire la piena sicurezza dei preparati da inoculare ora in uso.[2]

Non ci voleva assolutamente niente altro. Ed entrambi i punti sono accertati al di là di ogni possibile dubbio (vedi un po’ di riferimenti in nota).

Il primo punto elimina alla radice la presunzione di dover “tenere alla larga” il non inoculato in quanto potenzialmente lesivo (in effetti non godendo della protezione del farmaco il non inoculato è più facilmente la parte lesa.)

Il secondo punto fornisce ragioni per lasciare agli individui il compito di soppesare pro e contro dell’inoculazione – per sé o per le persone su cui si esercita la podestà – in quanto non ci sono da considerare solo benefici.

Sotto condizioni di ragionevolezza la discussione si sarebbe dovuta concludere qua, anzi non sarebbe neanche dovuta nascere.

Ma la scelta fatta dal governo è stata diversa. Nella crescente incredulità di chi ha seguito dall’inizio quella scelta all’opposizione, il governo è andato avanti in perfetta impermeabilità come un rullo compressore. Perché lo ha fatto? Due opzioni sembrano possibili.

A) Se l’idea era quella di creare un’astuta forma di obbligo mascherato a vaccinarsi senza assumersene la responsabilità, in tal caso possiamo pacificamente concludere che il governo ha fatto un disastro, irrigidendo le posizioni di chi non voleva cedere a un ricatto, esasperando il clima sociale, danneggiando l’economia, e riuscendo nel suo intento principalmente verso chi era inutile vaccinare, cioè le fasce giovanili – desiderose di una qualche normalità. Una catastrofe. Se questo era il governo dei competenti, la fantasia non basta ad immaginare gli incompetenti.

B) In alternativa il Green Pass non sarebbe stato inteso mai con finalità sanitarie ma principalmente come forma di controllo sociale destinata a durare; esso opera già in effetti una selezione tra ‘concilianti’ e ‘contestatori’, e con piccoli aggiornamenti funzionali può divenire uno strumento di sorveglianza e condizionamento potentissimo (una volta introdotta la pratica sociale, qualunque ‘buona ragione’ approvata dal governo può divenire criterio per sospendere elementari diritti di vita associata, emarginando il dissenziente). Questo scenario è più machiavellico, ma molto più coerente con il comportamento effettivo del governo.

Quale sia lo scenario effettivo personalmente non lo so. Potrebbe di principio anche essere una combinazione dei due (per alcuni, i più sprovveduti tra i nostri governanti, varrebbe la prima motivazione, mentre altri, giovandosi della loro dabbenaggine, starebbero mettendo in campo un’agenda di più ampio respiro.)

Ma questo quadro manca di un aspetto più radicale, profondo, e duraturo, un aspetto che non è chiaro se sia stato previsto neppure sotto l’ipotesi più malevola.

Che sia accaduto per caso o che sia stato preparato, di fatto questa crisi ha portato in luce qualcosa che prima era inapparente: un allineamento di tutti i ‘poteri’ nazionali, inquadrati a sostegno di un unico progetto, di cui il GP è un tassello. Governo, Parlamento e Confindustria, multinazionali farmaceutiche e multinazionali del digitale, sistema mediatico e magistratura, tutti i poteri che contano si trovano in una sorta di armonioso allineamento planetario, concorde nel rigettare ogni forma di resistenza all’imposizione di questa “cittadinanza per i meritevoli”.

Certo, in ciascuno di questi ambiti ci sono singoli individui che sfuggono dal flusso principale, ma il loro impatto è irrilevante.

Ora, è importante comprendere quale sia il quadro che viene percepito da chi contesta il GP, perché esso è inedito e sconcertante, e si presenta con questi tratti:

  • Si assiste ad un governo che, nonostante (o forse proprio per) la sempre minore rappresentatività democratica delle forze che lo compongono, si accoda obbediente alle volontà di un “uomo della provvidenza”, un tecnico sostenuto dai vertici UE, incoronato dai media come l’Ultima Spiaggia, l’ultima occasione di redenzione di un paese immeritevole. Il governo procede per decreti, senza nessuna opposizione degna di nota, attuando un programma definito dalle condizionalità del PNRR che nessuno ha mai discusso o spiegato, figuriamoci sottoposto al voto.

Simultaneamente Confindustria utilizza i sindacati nazionali come stuoino, imponendosi come unico interlocutore effettivo del capo del governo.

  • Il sistema sanitario, snodo fondamentale nella recente vicenda pandemica, ne esce stremato e ulteriormente ridotto nella sua dimensione pubblica. Dopo gli innumerevoli cicli di ‘razionalizzazione’ passata, ora si trova di fronte ad una parziale privatizzazione di fatto, per manifesta incapacità di far fronte alle liste d’attesa, mentre il problema pandemico viene consegnato ad una soluzione ‘cost-effective’ come la vaccinazione di massa, che non lascia tracce strutturali nel SSN. Il meccanismo della vaccinazione di massa si presenta come un modo per rendere abile e arruolata una parte maggioritaria della popolazione, costi quel che costi, attraverso un’operazione che trasferisce risorse dallo stato alle case farmaceutiche, senza rinforzare un sistema terapeutico pubblico.

In questo contesto si è ‘scoperta’ anche l’influenza straordinaria dell’industria farmaceutica, da cui una medicina sempre più affidata a finanziamenti privati, anche e soprattutto sul piano della ricerca, dipende oramai in modo preponderante. In questo contesto si sono viste pressioni, denunce, sanzioni mai viste prima, verso quella minoranza di medici che si è opposto alla narrativa pandemica dominante e a protocolli di cura fallimentari (e che siano fallimentari non è opinabile, avendo l’Italia i peggiori dati di letalità Covid al mondo). Nonostante quasi due anni di balletti imbarazzanti, di dichiarazioni e smentite e giravolte, gli organismi sanitari alle dipendenze del governo esigono l’assoluta acquiescenza dell’intero comparto sanitario. Questa obbedienza letteralmente perinde ac cadaver è stata richiesta da chi nel corso di un anno ha sostenuto: immunità di gregge con il 70% di vaccinati, anzi no con l’80%, anzi no obiettivo impossibile; efficacia dei vaccini al 97%, anzi al 67%; copertura dei medesimi di 6, anzi 9, anzi 12, o forse 3-4 mesi; loro conservabilità a meno 80°, anzi no anche in un frigo normale; loro scadenza estendibile di 3 mesi che manco lo yogurt; inoculazioni di cocktail di vaccini diversi mai sperimentati insieme, che mia zia ha detto che fan benissimo; protocolli sanitari congelati per mesi su ‘tachipirina e vigile attesa’, senza considerare nessun trattamento con farmaci riconvertiti (ampiamente usati all’estero); ecc. ecc. E sulla base di questa performance cristallina poi li vediamo minacciare di radiazione, sanzioni o morte professionale chiunque non si allinei con posizioni che – del tutto incidentalmente ça va sans dire – sono le più gradite alle multinazionali del farmaco.

  • Nel frattempo, l’altro grande vincente del periodo Covid accanto all’industria farmaceutica, cioè le multinazionali che manovrano le reti di comunicazione telematica scatenano presunte “cacce alle fake news” manipolando i motori di ricerca, bloccando siti sgraditi con la più completa opacità sui criteri, reindirizzando ricerche di informazioni a fonti governative, cambiando gli algoritmi di diffusione e condivisione in modo da ridurre lo spazio a tesi ritenute improvvide, facendosi insomma garanti privati della verità pubblica da loro insindacabilmente dichiarata tale. Accadono così cose paradossali, come il fatto che la semplice menzione del sito VAERS (Vaccine Adverse Event Reporting System: il sito americano ufficiale per i rapporti sugli eventi avversi da vaccinazione) possa comportare la sospensione di una pagina sui social. (E questo mentre, all’insegna della massima trasparenza, l’Aifa decide di non fornire più i dati nazionali sugli eventi avversi con cadenza mensile, ma solo trimestrale.)
  • Infine, ma più importante di tutti, il ruolo dei media di portata nazionale, giornali e televisioni, che hanno fatto a gara nell’omettere, distorcere e manipolare ogni informazione che potesse in qualche modo minacciare la narrazione governativa. Nella quasi totalità i giornali, che hanno perso negli ultimi quindici anni due terzi dei lettori, oramai fanno da mera cassa di risonanza retorica delle opinioni di direttori che sono emanazioni dirette del grande capitale. Non parliamo delle televisioni di portata nazionale. Chi si è ritrovato in questo periodo dalla parte “sbagliata” della barricata ha visto continuamente, ogni giorno, sistematicamente distorte od omesse tutte le informazioni rilevanti per capire qualcosa della protesta nel paese e delle sue motivazioni. Mentre si potevano vedere trasmesse (su canali alternativi e privati) manifestazioni estese, partecipate, reiterate, in tutte le città italiane, queste venivano trasformate televisivamente in nulla, salvo quando occasionalmente c’era un tafferuglio da stigmatizzare. Si è assistito a ondate martellanti di trasmissioni di “approfondimento” (Dio li perdoni) dove una vittima sacrificale (eterodossa) era chiamata a fare da bersaglio per le tirate bullistiche e ignoranti di veri e propri plotoni di esecuzione mediatica. E quando non si poteva tacere si è proceduto con metodici atti di character assassinationnei confronti dei dissenzienti più autorevoli.

Ecco, il risultato di questo processo, per la parte di popolazione, non piccola, che l’ha vissuto è molto semplice.

Si è compreso, si è capito nel modo più diretto ed intuitivo che la propria collocazione di liberi cittadini in una democrazia è oggi sostanzialmente illusoria.

Se e nella misura in cui le nostre azioni e opinioni sono funzionali a specifici interessi (nella fattispecie gli interessi di autoriproduzione del capitale  implementati dallo stato neoliberale) possiamo avere una qualche voce, ma nella misura in cui ciò non accada possiamo essere ridotti in un istante alla più perfetta impotenza politica, sociale e culturale.

La rappresentanza democratica è inesistente, giacché le opzioni politiche tra cui possiamo effettivamente scegliere sono solo varianti cromatiche del Partito Unico Neoliberale.

Tutti i diritti acquisiti, tutte le pretese costituzionali ci possono essere sottratti in un momento senza colpo ferire. Le nostre ragioni possono essere silenziate e spezzate.

Per fare tutto ciò non c’è nessun bisogno di modificare formalmente il funzionamento dello stato e delle istituzioni, non c’è bisogno di sospendere le elezioni, né di chiudere i sindacati o i giornali, non c’è bisogno di inviare squadracce punitive. Niente di tutto questo. Tutto è già predisposto a poter produrre gli stessi effetti di quegli interventi roboanti e onerosi con modalità quiete e pressoché inavvertite ai più.

Ecco, ed è a questo punto che – nella mia esperienza per la prima volta – l’invocazione di piazza alla “libertà” acquista un senso chiaro e condivisibile. “Libertà” è di per sé termine generico e ambiguo come pochi, e la sua invocazione in forma di slogan, come ogni slogan, è affetto da una costitutiva astrattezza che lo può rendere buono per mille usi, anche discutibili. È discutibile l’idea di libertà come arbitrio (“faccio quel che mi pare”), è assai discutibile l’idea di libertà liberale (“faccio gli affari miei, non interferite cascasse il mondo”), ma nessuno di questi significati è qui in discussione.

In questo momento, in questo contesto, l’appello puro e semplice alla “Libertà” acquista un significato potente e indispensabile: è sia la libertà personale di autodeterminazione, sia la libertà come partecipazione democratica, entrambe ora calpestate e obliterate.

L’appello elementare alla “libertà” ora appare come qualcosa di eloquente, non perché abbia dietro una chiara elaborazione, ma perché il contesto ne chiarifica il senso: in una situazione che mostra la possibilità già in atto di mettere a tacere ogni istanza pubblica sgradita, in una realtà che evidenzia la capacità di un blocco di interessi consolidati di plasmare il giudizio pubblico e di guidare questo simulacro di democrazia in qualunque direzione desideri, in questo contesto chiedere “libertà” significa dare voce a una richiesta di senso che è innanzitutto umana, necessaria e preliminare ad ogni altra.

 

[1] • Benjamin S. Bleier, et al., COVID-19 Vaccines May Not Prevent Nasal SARS-CoV-2 Infection and Asymptomatic Transmission, in Otolaryngology–Head and Neck Surgery, 2021, Vol. 164(2) 305–307.

  • Talia Kustin, et al., Evidence for increased breakthrough rates of SARS-CoV-2 variants of concern in BNT162b2-

mRNA-vaccinated individuals, in Nature-Medicine, 14 June 2021.

  • Subramanian S.V., Kumar, A., Increases in COVID‑19 are unrelated to levels of vaccination across 68

countries and 2947 counties in the United States, in European Journal of Epidemiology, September 2021.

  • Subbaraman, N., How do vaccinated people spread Delta? What the science says, Nature, 12 August 2021

https://www.nature.com/articles/d41586-021-02187-1

  • Griffin, Sh., Covid-19: Fully vaccinated people can carry as much delta virus as unvaccinated people, data indicate, in British Medical Journal,2021, 374, n. 2074

https://www.bmj.com/content/374/bmj.n2074?fbclid=IwAR1RfrBGtGkQlf_gxHLUzjCkVBlQNPrHiVsPoDcqXeQ49A9nggHyEBv07as

[2] • Pomara C., et al. Post-mortem findings in vaccine-induced thrombotic thombocytopenia https://haematologica.org/article/view/haematol.2021.279075

  • Perry et al., “Cerebral venous thrombosis after vaccination against COVID-19 in the UK: a multicentre cohort study”, in The Lancet

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)01608-1/fulltext

  • Jane Woo, et al., “Association of Receipt of the Ad26.COV2.S COVID-19 Vaccine With Presumptive Guillain-Barré Syndrome – February-July 2021”,  JAMA, October 7, 2021, doi:10.1001/jama.2021.16496

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2785009

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2782900

https://www.cureus.com/articles/68051-toxic-epidermal-necrolysis-post-covid-19-vaccination—first-reported-case?fbclid=IwAR2CoiEiCY3-7Yv3dzhPC8Id3lbERhZTYmAYPd6nicNKPctQ2RNXEHlYawE

  • Darrell, O. Ricke, Two Different Antibody-Dependent Enhancement (ADE) Risks for SARS-CoV-2 Antibodies, in Front. Immunol. 12:640093. doi: 10.3389/fimmu.2021.640093
  • Nouara Yahi et al., Infection-enhancing anti-SARS-CoV-2 antibodies recognize both the original Wuhan/D614G strain and Delta variants. A potential risk for mass vaccination?, in Journal of Infection

https://www.journalofinfection.com/article/S0163-4453(21)00392-3/fulltext?fbclid=IwAR2At6Gy3AnLPHY4pWtKpJb3SmeQ1RljYplRz_oVopGew_YepQQLecA9X0Q

  • Cheng et al., Factors Affecting the Antibody Immunogenicity of Vaccines against SARS-CoV-2: A Focused Review

https://www.mdpi.com/2076-393X/9/8/869

• Correa e al., “Neurological symptoms and neuroimaging alterations related with COVID-19 vaccine: Cause or coincidence?” https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(20)32506-6/fulltext

• Hernandez et al., “Safety of COVID-19 vaccines administered in the EU: Should we be concerned?”, in Toxicology Reports, 8 (2021) 871–879.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214750021000792

 

3 Risposte a “La libertà oltre la retorica della libertà”

  1. La sensazione di impotenza e di sconforto è innegabile; di fronte a certi “scempi argomentativi” è difficile dire quanto questi siano frutto di incapacità o piuttosto di disonestà intellettuale. Non sò se come nazione raggiungeremo mai l’agognata soglia dell’immunità di gregge rispetto al virus; quella rispetto al senso critico l’abbiamo ormai abbondantemente superata,.
    Altrettanto certo è che “Governo, Parlamento e Confindustria, multinazionali farmaceutiche e multinazionali del digitale, sistema mediatico e magistratura…si trov(ino) in una sorta di armonioso allineamento planetario”. La ragione è intuibile. Detto banalmente quando in un consesso in seguito ad un evento imprevisto si scatena il panico può accadere, e spesso accade, che mariuoli di varia specie e natura approfittino della confusione e della paura generali per sfilarti il portafoglio dalla tasca. Quasi certamente poi collaboreranno tra di loro in via del tutto confacente ai propri interessi per cercare di massimizzare i vantaggi e limitare i possibili danni. Come si intuisce questo è un complotto di fatto, non è preventivo ma successivo, avviene per così dire “in re ipsa”. Che l’Italia sia oggi un paese governato da “una tirannide senza scrupoli” (Agamben), forse su questo potremmo discutere, ma la questione di fondo resta inalterata, la discussione attiene piuttosto all’intensità e percezione della tirannide piuttosto che alla sua qualità, nell’essere oramai abbondantemente al di fuori dal campo liberaldemocratico e costituzionale

    Personalmente ritengo più interessante soffermarmi non tanto sullo sfacelo politico ma su quello umano, su quella massa (sempre per dirla con Agamben) “in preda ad un terrore pseudoreligioso, pronta a sacrificare non soltanto quelle che si chiamavano un tempo libertà costituzionali, ma persino ogni calore nelle relazioni umane”. Ecco dunque che un'”appello elementare alla libertà” al di la à di ogni retorica non può prescindere dalla constatazione che mentre per qualcuno la difesa di questo valore costituisce (con tutte le sfumature del caso) un bene primario, per la moltitudine che ci circonda, la libertà individuale e sociale sia invece subordinata ad un’adesione pragmatica e di convenienza rispetto all’attuale modello securitario difeso a spada tratta dal mainstream.
    Le ragioni per cui ciò è accaduto andrebbero approfondite; in questa crisi si è visto a più riprese come a tutti i livelli i riflessi psicologici abbiano avuto il più delle volte il sopravvento su quelli logici. Ci si può interrogare come rispetto all’unità di intenti della prima ora si sia potuti giungere all’attuale contrapposizione antropologica al di là delle volontà politiche al riguardo. Ritengo sia fondamentale … ammesso che si sia ancora in tempo per fare qualcosa al di la del contribuire a costruire “una comunità entro la società” (cfr.Agamben, “Una voce”, Una comunità nella società, 17 settembre 2021, http://www.quodlibet.it)

  2. Anche se da una posizione molto lontana di ex “allievo” divergente e resipiscente, conoscendo il tuo lavoro e credendo nella tua “onestà intellettuale” e dal momento che esponendoti contro il GO potresti danneggiare come minimo la tua reputazione, intendo riconoscerti del coraggio e manifestarti qui, per quanto è dato, tutta la solidarietà possibile per le posizioni che stai esprimendo sul tema del lasciapassare italiotano.

    Un nostro confronto oggi sarebbe fuori portata per entrambi, quindi potremmo escluderlo. Non saprei neppure indicarti, in ambito italiotano, un tuo “pari” o “collega” col quale confrontarti presso le tue “sfere”, che possa essere in linea con le mie posizioni (sul tema o oltre), quindi amen. Ma vorrei aggiungere un commento en passant, perché potrebbe esserci una buona (o cattiva, dipende) notizia per te. C’è la possibilità infatti che quanto esprimi ad oggi non sia così disfunzionale rispetto agli interessi della criminalità locale. Potresti sì (may, a lo mejor) subire delle limitate ritorsioni a breve termine, dirette o indirette, dal tuo (non lo è, in effetti, tu lo saresti) datore di lavoro o da altri cantillionari del giro, insomma da Coloro ai Quali ai vari livelli della piramide (democratica, platonica, per carità) si rivolge il tuo dissenso, tuttavia a medio o lungo termine la tua (vostra) manifestazione di disaccordo (profondamente fuori bersaglio) dovrà tornare utile a Quelli (i vertici alla guida del gregge medesimo), non toccando i lineamenti fondamentali del crimine presente.

    Per quelli delle mie orbite remote e ancora più minoritarie delle vostre, vi sono delle ragioni sostanziali per riconoscere come atti criminali tanto il “Green Pass” quanto un “Lock Down”, così come tante altre recenti gentili iniziative ormai di moda dei Central Planner, ragioni sulle quali vengono gettate delle solide basi nel quinto capitolo del Secondo Trattato sul Governo del John Locke che probabilmente non hai mai esaminato con la stessa attenzione con cui hai analizzato ossessivamente la nozione di regola in Wittgenstein, per altro fraintendendola abbondantemente (a coordinarci, in ultima istanza, è la realtà, le regole non sono il risultato di un coordinamento, ma viceversa). Non vi è all’interno del malefico schema Ponzi delimitato da coercizione e adesione passiva (coinvolta e per nulla assolta) a cui partecipi (vieni partecipato), alcuna “libertà” o “ragione” o “spazio democratico” risolutivo da lamentare vieppiù (rivolgendoti all’oppressore stesso) che già non venga (purtroppo) ampiamente esercitato (in accordo o in disaccordo con la disciplina vigente).

    L’unica via per sostenere una coerente posizione contro questo o altri consimili abomini, infatti, in Cina come in Austria, o contro la prossima ventura “deportazione di un Non Vaccinato” (oggi, magari, lo fanno scendere dal treno, dopodomani, probabilmente, lo faranno salire), passa dal riconoscimento di tutto questo tragicomico apparato disciplinare come criminale o dall’ammettere che la valutazione del rischio è asimmetrica e via dicendo, sciogliendo contraddizioni che sono presenti nel gregge tanto nella tua posizione quanto in quella favorevole al GP che va per la maggiore. Al momento, devi (co-devi) accettare di ritrovarti ad essere una “minoranza” tra i co-adepti del Sistema Sanitario involontario, una “pecora nera” solo diversamente obbediente, la quale non può far “valere” la “forza” delle (proprie) “ragioni” all’interno del medesimo gregge eterodiretto, dove non vi è risposta (se non violenta), per esempio, alla fatidica domanda “chi paga per la sicurezza di chi e con le risorse di chi”? Il tuo dissenso giace completamente al di qua di tale domanda, in realtà completamente allineato con i tuoi co-soggetti (co = coerc…, sempre loro), coi quali co-ndividi il medesimo sistema di deresponsabilizzazione e pagamento involontario cioè accollato al prossimo tuo. Il “rischio epidemiologico” è stato democraticamente calcolato da quell’autorità centrale sanitaria e democratica a cui hai co-delegato la democratica responsabilità per la tua/altrui sicurezza montecitoria e governativa, di conseguenza deve essere ritenuto legittimo che essa addebiti e limiti l’azione tua/altrui nella misura in cui la Salute è stata centralmente Valutata e Difesa con i protocolli democratici di tachipirina e vigile appecoramento che contraddistinguono l’esito deliberativo della masnada – non ci sono “ragioni” alternative competitive che se la giochino meglio di così, come non vi è mai stato nulla di razionale nella “Variante Delta” o nel “Paziente Zero”. Che si compia il crimine tramite una verga, qualche spending bill, un documento o uno sguardo, che sia vincolato allo svolgimento di un’attività produttiva o magari al lancio dei Dadi di Sistema, che sia legato al fatto che magari stai “facendo benzina” in Slovenia o stai uscendo a “fare due passi” in Austria o con gli occhi cattivi, nulla cambia in termini di natura dei crimini commessi. Solo per citare le principali “fattispecie”, come piace chiamarle nel vostro penitenziario a cielo aperto: si tratta di furto violento, frode, ricatto con estorsione, aggressione violenta, sequestro di persona e omicidio, accanimento/tso terapeutico, complicità attiva (o passivo-aggressiva o post-sindrome-di-stoccolma) e premeditata in essi, e su larga scala, con l’aggravante della deresponsabilizzazione “civilizzata”. Tutto qua.

    No, “il Sistema Sanitario, snodo fondamentale nella recente vicenda pandemica”, non ne uscirà affatto “stremato e ulteriormente ridotto nella sua dimensione pubblika” (magari ne venisse, debellato possibilmente, essendo apparato coercitivo di deresponsabilizzazione kollettiva). Né la “libertà di partecipazione democratica” è in discussione (magari lo fosse, la eserciterei immediatamente per liberarmene) e dell'”autodeterminazione” non v’è traccia (da Hobbes in poi, figuriamoci nell’italiotania odierna).

    Sono anch’io un “feroce critico del pensiero liberale” come vieni talvolta curiosamente etichettato. Non ci vuole molto e non serve essere comunitardisti per scorgerne abomini e contraddizioni, basta un po’ di sano esercizio di pensiero razionale. Sono felice della tua manifestazione di dissenso ma mi rattristo del tuo stupore deluso nel concludere che le motivazioni delle Cabine di Regia non debbano essere ricondotte a una matrice “sanitaria” – non lo sono, certamente, ma era piuttosto ovvio da mo. Oltre tutto, gli obiettivi del Central Planner sono comunicati alla luce del sole: non c’è alcuna cura o alcuna salute sullo sfondo dei balbetti criminali, solo la “saturazione dei posti-letto nel SSN”. Ad ogni modo, le epidemie di coronavirus sono interne ad un’epidemia più grave che le contiene – quella che tu nomini curiosamente come “liquidazione del mondo”, nient’altro che il collasso definitivo della fiat economy. Intendo ribadirti solidarietà e supporto limitatamente al nostro infelice contesto, ma temo che il tuo dissenso circostanziale non servirà alle vittime, verrà anzi strumentalizzato dalla (liberale) criminalità organizzata locale per esacerbare le (liberalissime) restrizioni locali e rinforzare ulteriormente i propri (liberali) poteri di kontrollo e lobotomizzazione, mentre le ragioni sottostanti la fine della fiat economy e il suo millenario bagaglio criminale continueranno a mietere il loro “debito” di sangue facendo pagare a qualcun altro le responsabilità di chi, come sempre, troverà il modo di sparire dalla storia, dentro qualche magica procedura (ultraliberale) della deresponsabilizzazione comunitaria (intersoggettiva eh, per carità).

    Mettiti al riparo, in “sicurezza”
    Un caro saluto

    1. In breve. Su Wittgenstein non replico. Puoi scrivere un articolo per contestare il punto e lo leggerò con interesse. Fino a quel momento credo proprio che manterrò la mia analisi.
      Quanto al fatto che una posizione, qualunque posizione, nella storia possa poi essere utilizzata e strumentalizzata a beneficio dei peggiori, direi che siamo nella perfetta normalità dei modi in cui la storia si sviluppa. L’eterogenesi dei fini ci accompagna con non meno fedeltà dell’astuzia della ragione. Io cerco di essere vigile nel presente. Ora il presente pone questo problema e io provo ad affrontarlo sul piano critico. Quando domani magari le tesi che ora sostengo saranno tirate per la giacchetta a difesa di implicazioni nocive ad ora inapparenti, bene, sarà giunto il momento di combattere una nuova battaglia contro quelle strumentalizzazioni. Se uno cerca di fare solo quelle cose che garantiscono di non essere fraintese o strumentalizzate semplicemente non farà mai nulla.

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